Cesena, 25 settembre 1922 – Savignano sul Rubicone, 29 gennaio 2012
Architetto, scultore, designer e pittore, Ilario Fioravanti ha attraversato il Novecento seguendo una ricerca libera e personale. Una vita dedicata al fare, dove arte, lavoro e quotidianità hanno sempre condiviso lo stesso spazio.
Nato a Cesena nel 1922, Ilario Fioravanti manifesta fin da bambino un'attrazione istintiva per il disegno e per la materia. Dopo la laurea in Architettura a Firenze, nel 1949, affianca la professione di progettista all'insegnamento, senza mai interrompere la propria ricerca artistica. Il disegno diventa un esercizio quotidiano, un modo per osservare il mondo e fissarne emozioni, gesti e proporzioni. Dalla metà degli anni Sessanta torna con decisione alla scultura, linguaggio che lo accompagnerà fino agli ultimi giorni della sua vita.
Le sue opere, così come i suoi edifici, restano profondamente legate alla Romagna, territorio che ha abitato e interpretato con uno sguardo autentico, indipendente e sempre fedele alla propria visione.
Da bambino Ilario disegna ovunque. Riempie fogli, copia immagini, osserva persone e paesaggi con una curiosità instancabile. La domenica preferisce restare a casa a disegnare piuttosto che andare al cinema. Poco dopo scopre anche la creta, raccolta lungo il torrente Cesuola, che diventerà il materiale della sua vita. Un'altra svolta arriva con la visita alla mostra sulla pittura ferrarese del Rinascimento, dove il Compianto sul Cristo Morto di Guido Mazzoni gli rivela la forza della scultura. Da quel momento, osservare, studiare e modellare diventano un'unica necessità destinata ad accompagnarlo per sempre.
Ogni linguaggio è stato un modo diverso di raccontare la stessa ricerca: comprendere l'uomo attraverso la materia.
L'opera di Ilario Fioravanti attraversa discipline diverse mantenendo una visione sorprendentemente coerente. Nell'architettura ricerca equilibrio tra spazio e persone; nella scultura lascia che il gesto conservi tutta la forza dell'emozione; nel design unisce funzione ed essenzialità; nel disegno osserva senza sosta il mondo che lo circonda. Al centro rimane sempre la figura umana, indagata nella sua fisicità, nei sentimenti e nella dimensione spirituale.
La terracotta diventa il materiale privilegiato perché gli permette di lavorare con immediatezza, senza perdere l'intensità dell'ispirazione. Fioravanti non cerca mai la perfezione formale: cerca la verità di un volto, di una postura, di un'espressione. È questa tensione costante tra pensiero e materia a rendere la sua opera ancora oggi profondamente viva.